Verdi: “Il carcere non può essere considerato un corpo estraneo alla città”

“Si mantenga la promessa di una sede per le persone in semilibertà”

Questo l’intervento della consigliera del gruppo Firenze riparte a sinistra Donella Verdi

“Sono molte le visite fatte presso il Carcere di Sollicciano, l’ultima lo scorso 8 marzo, con una delegazione del Partito Radicale che non manca mai alla sua costante attenzione sullo stato delle Carceri.

Purtroppo di anno in anno non possiamo che constatare come la situazione delle persone che si trovano a scontare delle pene oltre a perdere la libertà perdono anche la dignità.

La situazione di fatiscenza strutturale del carcere non segna miglioramenti adeguati alle esigenze.

L’umidità che pervade le celle, poche sono le docce funzionanti e le muffe si impadroniscono delle pareti e degli intonaci. C’è mancanza di manutenzione ordinaria nelle celle e del funzionamento dei bagni.

Sollicciano dovrebbe ospitare non più di 500 persone e invece ce ne sono oltre 750. Le celle sono piccole e adatte per ospitare una sola persona invece ce ne sono almeno 3 per stanza con letti a castello.

Dei 13 passeggi nelle sezioni maschili solo 6 sono agibili, gli altri 7 sono chiusi.

Dei 760 detenuti solo 160 svolgono qualche ora di lavoro e molti sono quelli che chiedono di poter svolgere qualche attività che oltre ad un impegno consentirebbe loro di guadagnare qualche soldo. Ma quest’anno c’è stata una ulteriore riduzione del 10% dei fondi e così la seconda cucina, i cui lavori sarebbero quasi terminati, non può essere messa in funzione perché non ci sono i soldi per pagare le 10 persone necessarie per farla funzionare.

L’area trattamentale è sottodimensionata per la ingente popolazione carceraria e dei 7 educatori ne vede attivi soltanto 3.

I corsi professionali sono solo per gli uomini e non ce ne sono al femminile.

Abbiamo appreso che potrebbe realizzarsi il trasferimento del reparto femminile alla struttura del Gozzini che consentirebbe di avere un luogo di detenzione più adatto rispetto a quello attuale pensato e realizzato per ospitare uomini e questo sarebbe positivo.

Ogni volta che abbiamo visitato il carcere abbiamo potuto constatare la presenza di bambini piccoli.

Anche questa volta c’era un bambino e solo poche settimane fa ce ne erano 3

A Firenze, dal 2010 la Madonnina del Grappa ha messo a disposizione una struttura per la realizzazione dell’ICAM per la custodia attenuata delle detenute madri.

La struttura a disposizione c’è, i finanziamenti ci sono, il cronoprogramma era stato fatto, ma la struttura di Via Fanfani versa in stato di abbandono e fatiscenza perché i lavori che dovevano essere finiti, due anni fa, ancora devono partire e intanto i bambini, che non hanno colpe sono costretti a crescere fin dai primi anni di vita dietro le sbarre e già esclusi dalla società.

I Detenuti sono costretti a restare nelle celle per la maggior parte del tempo con poche uscite nell’ora d’aria, senza niente da fare.

Quando si passa davanti a quelle celle ognuno ha da chiedere qualcosa, soprattutto l’esigenza di avere maggiori possibilità di poter comunicare con la famiglia, soprattutto per gli stranieri di comunicare con i genitori che a volte non sanno nemmeno che i figli sono in carcere, maggiore attenzione alla salute e non aspettare lunghe liste di attesa per togliersi un dente o ricevere un antidolorifico.

Abbiamo apprezzato la disponibilità e le buone intenzioni del Direttore Prestopino e del personale ma anche dei grossi limiti e le difficoltà in cui si trovano ad operare per più ragioni: sia per la struttura carceraria di Sollicciano che per la sua conformazione non facilita la sorveglianza, sia la carenza di personale.

Un tempo, il carcere era alle Murate, nel cuore della città, ormai da molti anni è alla periferia, ma non per questo deve essere considerato un corpo estraneo.

Il Carcere non può restare un luogo separato dal territorio e dalla società bisogna  creare le condizioni oltreché di vivibilità, di rispetto dei diritti umani, della funzione rieducativa ed è necessario, e qui entra in campo l’istituzione cittadina, per stabilire una diversa relazione tra la città e il suo carcere, con progetti e iniziative che stabiliscano un legame tra il dentro e il fuori affinché siano create le condizioni per un reinserimento sia nel mondo lavorativo che nel tessuto sociale che permettano all’uscita dal carcere di affrontare una nuova vita e non sentirsi ancora respinti, anche mettendo a disposizione strutture per la semilibertà per facilitare il come aveva promesso il Sindaco durante il consiglio comunale a Sollicciano.

I dati ci dicono che le recidive sono altissime proprio perché chi esce dal carcere non ha alternative a ricadere nelle cause che hanno portato alla perdita della libertà.

Nel giugno scorso, una ragazza detenuta e che dopo tanti anni aveva ottenuto la possibilità di uscire dal carcere per svolgere un’attività lavorativa, dopo poco tempo ha rinunciato per la paura di non farcela da sola e ha preferito tornare in carcere e questa è una sconfitta”. 

Pubblicato lunedì, 18 Marzo 2019 alle 16:29