Verdi, Alberici e Grassi: “Sui beni comuni la strada è ancora lunga ma noi ci siamo”

“Sappiamo che il regolamento del Comune di Firenze è nato con tante pecche e l’avviso pubblico per avviare i patti di collaborazione ci ha molto deluso, anche perché abbiamo partecipato attivamente alla commissione per la stesura del regolamento – dichiara Donella Verdi, membro della Commissione VIII – e alla luce di altri esempi più virtuosi, come quello di Bologna, dove i regolamenti sono considerati flessibili ed in evoluzione, riteniamo che il Comune di Firenze debba credere di più nell’amministrazione condivisa, migliorare ma soprattutto almeno applicare quanto previsto dal regolamento come l’istituzione dell’Ufficio per l’amministrazione condivisa e rendere più fattibili i patti di collaborazione aprendosi alle proposte di associazioni e cittadini, anche su beni diversi da quelli inclusi nell’avviso pubblico” prosegue Verdi. “Quando si parla di beni comuni, fare rete diventa essenziale e il convegno di Civism è stata un’occasione eccellente per condividere esperienze come quella di Mondeggi, delle Piagge o dell’Asilo Filangieri di Napoli – dichiara Adriana Alberici – ed è utilissimo il confronto tra la proposta di legge di iniziativa popolare da parte del Comitato Rodotà e quanto si muove a livello di territorio dove le varie realtà di autogestione vorrebbero strumenti flessibili, in grado di ricomprendere forme ed esperienze anche profondamente diverse tra di loro – concludono Verdi e Alberici, intervenute al convegno – e la legge di iniziativa popolare è importante per introdurre nel codice civile un concetto ormai condiviso, come quello dei beni comuni e per assicurare l’inalienabilità di questi beni, ma occorre vigilare perché non ne risenta il livello di partecipazione della base che ha comunque bisogno di regolamenti comunali e strumenti normativi regionali che garantiscano l’effettività della gestione al livello locale e del riconoscimento di realtà che sono state capaci di sperimentare, negli ultimi anni, forme davvero alternative di gestione, cioè di commoning vero e proprio. Riteniamo che in questo senso mettersi in rete, confrontarsi e creare piattaforme condivise, anche per fruire di strumenti giuridici comuni, sia essenziale in quanto può permetterci di identificare, apprezzare e supportare realtà che nascono ed evolvono con dinamiche e caratteristiche peculiari in grado di arricchire e valorizzare veramente un patrimonio che deve ritornare alla collettività perché questa ne ha diritto”. 

Pubblicato lunedì, 1 Aprile 2019 alle 14:23

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