Tommaso Grassi

Trombi e Verdi: “Da anni chiediamo il superamento del Poderaccio. Non si perda lucidità, non si ceda all’odio”

“Fondamentale impedire che le colpe individuali ricadano su altri innocenti, ovvero sulla comunità Rom”

Queste le dichiarazioni del consigliere Giacomo Trombi e della consigliera Donella Verdi del gruppo Firenze riparte a sinistra

“Bene che si superi, infine dopo troppi anni, il campo del Poderaccio, un ghetto moderno indegno della nostra città: sono anni che lo diciamo e abbiamo anche tracciato quella che secondo noi può essere la soluzione con un atto che fu approvato dal Consiglio Comunale quasi due anni fa. Nessuno dunque in Consiglio Comunale a Firenze può sentirsi esentato da responsabilità per le condizioni del campo del Poderaccio, che deve essere progressivamente chiuso. Su questo siamo d’accordo con il Sindaco, anche se ci saremmo dovuti arrivare prima. Non lo seguiamo invece quando parla di “smantellare” il campo, di farlo in 18 mesi, di farlo sull’onda delle emozioni e dello sgomento, e soprattutto di trovare per quelle famiglie soluzioni “senza privilegi”: che significa? È stato un privilegio quello di essere confinati in un campo nomadi fino ad oggi? Di vivere nella miseria e nell’esclusione sociale? In una città dove le destre stanno aizzando la pancia peggiore della popolazione, incitando all’odio, al razzismo, alla violenza, il nostro sindaco deve lottare senza sosta per far cadere quest’odio e queste pericolosissime derive xenofobe e violente. Il sindaco deve dire chiaramente che la morte di Duccio non è colpa della comunità Rom del Poderaccio, e lo deve dire in tutte le sedi. Non deve essere la comunità Rom a pagare per le azioni scellerate di alcune persone: le colpe e le responsabilità sono sempre individuali, e per stabilirle c’è la magistratura, e non possono certo ricadere su degli innocenti, specie se addebitate ad un’intera comunità con altrettanto scellerati ragionamenti di stampo razzista quali si sentono purtroppo fare per strada, sui social e ahinoi anche in sedi istituzionali.

Infine, non si ceda al panico o alle emozioni, ma si agisca con saggezza: si prenda il tempo necessario, si adottino tutte le misure per tutelare le famiglie, i soggetti deboli, gli anziani che adesso vivono nel campo, e si dia loro la possibilità di vivere serenamente ed integrati nella nostra comunità, di cui sono parte integrante”.

Pubblicato mercoledì, 13 giugno 2018 alle 15:02

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