Regolamento urbanistico, Firenze riparte a sinistra: “La nostra idea di città è diversa da quella del regolamento urbanistico della Giunta Nardella. Bocciati i nostri emendamenti dal pd, abbiamo votato contro al testo proposto dalla maggioranza.”

A conclusione di tre giornate di Consiglio in cui abbiamo sottoposto senza risparmiarci le nostre proposte di modifica del regolamento urbanistico: dalla normativa ordinaria, che grazie al lavoro degli uffici è migliorata nella lettura rispetto alla versione adottata, alle scelte strategiche sulle quali non abbiamo condiviso il metodo adottato. Siamo soddisfatti che l’assessora Meucci abbia voluto riconoscere, nonostante la maggioranza è il Pd abbia deciso di respingerne quasi la totalità, il valore dei nostri emendamenti, sottoscritti anche con la Consigliera Amato.

Abbiamo bocciato il piano con il nostro voto contrario perché abbiamo un’altra idea di città. Perché abbiamo un’altra idea su come una città dovrebbe essere governata. Per noi city of opportunities, come recita il programma di mandato, è altra cosa, le opportunità dovrebbero essere per la città e i suoi abitanti, non per altri.

Vediamo invece una città le cui scelte strategiche sono in realtà demandate ad altri, a privati, a grandi investitori magari raccattati a giro per il mondo, e le cui scelte non si basano sulle funzioni d’interesse pubblico o le infrastrutture di cui la Città ha necessità e che vanno ritrovate nei processi di riqualificazione delle aree dismesse ma accade il contrario: prima viene definito cosa tra alberghi, case, centri commerciali e uffici può rendere economicamente sostenibile l’intervento e poi si valuta se è possibile intestare e porre a carico del soggetto attuatori qualche opera pubblica o qualche metro quadrato per funzioni pubbliche, sia che per esempio sia un asilo, o una biblioteca, o un presidio socio-sanitario.

L’esito di questa non-visione lo si vede da come è stato declinato il termine “valorizzazione”: prendere un patrimonio lasciato andare in malore, allentarne i vincoli urbanistici, e poi lasciare che i privati decidano come meglio credono. In alcuni casi, lasciando addirittura che si impossessino, per nostra disattenzione, di beni comuni che non andiamo neppure a reclamare come nel caso dei Nidiaci, dove in un solo atto si eliminano i vincoli sull’edificio è sul giardino e si permette la realizzazione di un parcheggio interrato a servizio della residenza.

Ma anche i casi dell’ex-manifattura tabacchi, o delle Caserme, dai Lupi di Toscana a quelle del centro storico e a Costa San Giorgio, a San Firenze, a Santa Rosa, contraddicono le dichiarazioni politiche dei mesi e anni scorsi oppure la decisione di far scivolare fuori dal regolamento aree e pezzi interi della città che vengono tenuti fuori dalle previsioni, come l’aeroporto o lo stadio, oppure vengono rinviati nel tempo come accade con l’area di San salvi o della Piana di Castello fino ad arrivare alle scelte che ci sono ma non si vedono come l’intero piano dei parcheggi per l’Oltrarno nei fatti non individuati in piazza Tasso e porta Romana ma realizzabili se se ne vende almeno il 51% dei posti auto.

Un’idea di città succube anche di scelte prese altrove, oltre a quelle dette finora, e i cui benefici non andranno né alla città, né all’Italia, come la TAV in sotterranea e la stazione Foster, fino ad arrivare al più recente tunnel sotterraneo della tranvia.

Noi crediamo che un’amministrazione dovrebbe avere un’idea di città, la dovrebbe proporre e normare tenendo fermo l’interesse pubblico e l’idea di sviluppo e di economia, e chiedere su questa di impegnarsi a privati investitori italiani ed internazionali, tali che possano raccogliere le sfide che una città storica come Firenze riserva a chi decide di operare dal punto di vista urbanistico, e non chiedere ad altri di venire a decidere al posto dell’amministrazione.

Pubblicato mercoledì, 8 Aprile 2015 alle 18:00