Tommaso Grassi

Nuovi art 90, Grassi e Verdi denunciano nuove poltrone alla corte di Nardella e dell’assessora Del Re. Ricco premio incluso

“Tra Natale e Capodanno la corte di Nardella si allarga e a sedere nelle poltrone degli assunti a chiamata nelle segreterie saranno altre due persone: una sarà la caposegreteria dell’assessora Del Re, che ha rottamato velocemente la persona scelta non più tardi dell’estate 2017 e avrà una indennità di poco inferiore ai 17mila euro, e l’altro sarà un collaboratore direttamente di Nardella, che riceverà un ricco premio da 27 mila euro che permette di raddoppiare lo stipendio base che sarebbe pari a circa 25 mila euro”.

“Non ci sorprendiamo affatto di questo modo di agire e siamo contenti che due persone abbiano trovato un posto di lavoro così importante nel Comune di Firenze, senza dover superare un concorso, prove e test che potessero appurare le proprie competenze amministrative. Sono infatti posti ricoperti da persone scelte direttamente dal sindaco e che non fanno che ingrassare la macchina politica. Il piano di questa amministrazione è chiaro: poche assunzioni e solo nei settori ritenuti strategici per l’immagine del governo, i servizi sempre più affidati a cooperative e affini con peggioramento del servizio e delle condizioni occupazionali dei dipendenti, e salvaguardia del posto di lavoro nel pubblico per amici e sostenitori da assumere a chiamata, come in questo caso, e per le assunzioni ad personam per i vertici apicali della macchina comunale che devono dimostrare solo ed esclusivamente fedeltà al sindaco”.

“Per un’amministrazione che non più tardi di ieri pomeriggio in Consiglio si lodava di risparmiare 3 milioni di euro e oltre sulla spesa del personale non è male svegliarsi oggi con queste due nuove assunzioni. Certo si salvaguarda i posti dei nominati e dei fedeli politicamente, che al primo segno di dissenso possono essere spediti a casa piuttosto che persone assunte tramite concorso, che possono esprimersi sull’operato dei superiori e della politica, che possono rifiutarsi di firmare atti e documenti senza rischiare il posto di lavoro e che sanno bene la differenza tra lealtà al pubblico impiego e fedeltà al politico di turno”.

Pubblicato venerdì, 29 dicembre 2017 alle 18:40

Iscriviti alla Newsletter