Nella sanità fiorentina qualcosa non va. Il caso emblematico dell’ospedale di Ponte a Niccheri.

Ospedale Ponte a Niccheri, Grassi e Verdi: “Scambiate le priorità: 23 milioni di euro stanziati ma, solo una piccola parte andranno alla ristrutturazione del Pronto Soccorso.”

Chi ha interesse a smantellare servizi di eccellenza con pesanti ricadute sulla collettività? Si rischia per anni di avere un solo pronto soccorso per tutta l’area fiorentina.

“La priorità nell’intervento di ristrutturazione dell’ospedale di Ponte a Niccheri non è più destinata al Pronto Soccorso: si chiude il Punto Prelievi che serve i Quartieri 2 e 3 di Firenze oltre a Valdisieve e Chianti, per 4 anni senza garanzie di una sua riapertura alla fine dei lavori. Per garantire la continuità del servizio lo si sarebbe potuto spostare, come più volte ribadito dagli stessi delegati Cgil, dove aveva sede fino a pochi anni fa, cioè presso il laboratorio analisi, al 6 piano oppure in uno dei vari padiglioni chiusi da tempo, o presso la palazzina degli ex uffici amministrativi ad oggi sottoutilizzata. Si ricorda la Mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale Toscano nel maggio scorso che impegnava la giunta a far sì che fosse riconsiderato il mantenimento dell’attuale centro prelievi all’interno dell’Ospedale SS Annunziata. Perché si fa tutto ciò sapendo di dare un disservizio alla cittadinanza e di cedere un servizio pubblico a soggetti terzi del volontariato come Misericordie e altre strutture private?”

“La priorità, con ben 15,9 milioni di euro dei 23 stanzianti, è destinata alla realizzazione delle attrezzature a supporto della funzione ospedaliera quali servizi commerciali, piuttosto che a realizzare subito il nuovo pronto soccorso previsto in un’area attualmente vuota e quindi non impattante sull’assetto viario della zona che sarà interessata dall’ allargamento autostradale e che soprattutto non comprometterebbe l’agibilità stessa dell’ospedale. Impossibile poi capire quale sarebbe la ratio di una tale scansione temporale degli interventi a Ponte a Niccheri se si pensa alla tempistica della demolizione e ricostruzione della struttura ospedaliera di Torregalli. la quale farà venir meno inevitabilmente un pronto soccorso a disposizione per la popolazione nell’area fiorentina: in quel periodo resterebbe solo il pronto soccorso di Careggi, sottodimensionato rispetto alle necessità già esistenti e che non vedrà a breve neppure il supporto del nuovo pronto soccorso realizzato ma, impraticabile e inutilizzabile perché privo, come abbiamo letto nei giorni scorsi sulla stampa, della rampa d’uscita per le ambulanze. In quel periodo l’area fiorentina rischia di contare su una risposta complessiva molto ridotta dei suoi pronto soccorso avendo ben 3 cantieri aperti. Per dare il miglior servizio senza rinunciare ad effettuare tutti i lavori necessari, basterebbe invertire l’ordine degli interventi.”

“Una gestione delle strutture che vede sempre più spesso spazi lasciati vuoti o sottoutilizzati per incuria e mancanza di programmazione che ha ripercussioni inevitabili sulla qualità dei servizi. I tempi di risposta alla diagnostica si allungano inspiegabilmente solo perché le analisi non vengono fatte, nonostante la disponibilità della strumentazione e la possibilità di destinare maggior personale, più a Ponte a Niccheri ma in altre sedi più lontane o che hanno meno capacità numerica nell’effettuare le analisi. I tempi di risposta della diagnostica si allungano dovuti all’accentramento eccessivo di analisi c/o il laboratorio di Torregalli, e rischiano di risentire in termini di attendibilità e affidabilità. Nonostante le potenzialità fino ad ieri avute dal laboratorio di Ponte a Niccheri, e che avrebbe tutt’oggi, ormai non si eseguono neanche i marcatori tumorali, esami delle urine, ves, e molto altro. Questo la dice lunga sulla stato di un ospedale che dovrebbe caratterizzarsi come polo oncologico secondo le scelte regionali. Così come si hanno ripercussioni negative sulle condizioni di chi ci lavora e che portano comprensibilmente a proteste interne come quella dei Cobas di qualche settimana fa e che non possono essere gestite dall’azienda con comportamenti repressivi e punitivi verso i rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori, in primis ad Andrea Calò a cui va la nostra più sincera e convinta solidarietà, e che rischiano di assumere da parte della dirigenza un carattere di evidente atteggiamento antisindacale.”

Pubblicato domenica, 24 Agosto 2014 alle 15:05