Tommaso Grassi
Intervista Tommaso

L’intervista di Tommaso Grassi in vista delle elezioni 2019. C’è bisogno di un unico progetto per Firenze

Sinistra Italiana, Mdp, Potere al popolo, il mondo dei comitati, delle vertenze e del ‘civismo rosso’. In vista delle comunali della prossima primavera, a Firenze fervono i lavori per dar vita ad una sola piattaforma politica: un’unica lista per tutti quei ‘mondi’ a sinistra del Pd e del sindaco Dario Nardella. Lo conferma Tommaso Grassi, capogruppo a Palazzo Vecchio di Firenze riparte a sinistra, in un’intervista alla ‘Dire’. “Non dovra’ essere la ricomposizione delle sigle, che sicuramente sono importanti e necessarie, ma un luogo dove riportare le persone. Penso a coloro che hanno ancora voglia di ridiscutere e parlare della citta’ da sinistra. Parlo di un progetto ancor piu’ ambizioso di una semplice ricomposizione partitica messa in piedi esclusivamente per portare qualcuno in Consiglio comunale”. Visti gli animi turbolenti che spesso attraversano la sinistra, sarete davvero in grado di mettere in pista questo ‘cantiere’? “Se non siamo capaci a dar vita ad una vera alternativa di sinistra, pronta a dare risposte ambiziose, serie, senza sfuggire dai problemi e che non sia la solita mediazione a tavolino tra i vari partiti, allora e’ meglio non presentarsi o ‘far festa’, come si dice a Firenze”.

Avete intercettato un possibile candidato sindaco? Al progetto lavora anche “Firenze citta’ aperta”: Tomaso Montanari potrebbe essere il nome giusto? “Perche’ no, e’ una persona di Firenze, assolutamente valida e di sinistra. Ha il curriculum giusto per farlo, pero’ ovviamente non posso essere solo io a deciderlo, la scelta dovra’ essere condivisa. Quello che posso dire e’ che io non mi ricandidero’: l’ho gia’ fatto nel 2014 e due volte si fa solo in casi di emergenza”.

Qual e’ l’obiettivo che vi state prefigurando? “Quello di accedere al ballottaggio per non ‘regalare’ la citta’ alla Lega e alla destra estrema. In questo senso siamo concordi con Nardella quando mette la ‘piazza’ in allerta. Al sindaco, pero’, faccio notare che quel che faremo nascere e’ molto piu’ alternativo alla Lega rispetto al Pd, che, in questi anni, ha rincorso e scimmiottato le soluzioni di Salvini man mano che cresceva il suo consenso”.

Ma se cosi’ non fosse e se toccasse al Pd, come direbbero i numeri oggi, ‘difendere’ la citta’ dal Carroccio, che fara’ la sinistra? Dara’ una mano a Nardella? “Il ragionamento lo rigiro cosi’: se noi, non il Pd, andremo al ballottaggio e’ chiaro che apriremo un canale di dialogo con il Partito democratico, sui programmi e non sulle poltrone, per non consegnare la citta’ alla Lega. Per adesso c’e’ solo questo in campo. Certo, se poi al ballottaggio dovesse andarci il Pd non credo che un elettore di sinistra votera’ Lega…”. Si’, ma potrebbe non andare a votare? “Allora diciamo le cose come stanno: i muri li ha messi la politica di Nardella. Muri belli alti, su cui si e’ trincerato senza la minima autocritica. Non nascondo che ad agosto, su input dello sciagurato taglio dei finanziamenti del bando periferie, ci siamo visti per dar vita, in Consiglio, ad un atto comune. Voglio dire, per il bene della citta’ ci siamo. E dico anche questo: sulle grandi opere, come aeroporto, tav e inceneritore, le nostre storiche battaglie, noi e il Pd siamo due rette parallele geometricamente parlando: non ci incontreremo mai. Pero’ la citta’ non e’ solo fatta di infrastrutture, c’e’ tutta la partita sul sociale, il welfare, il tema della sicurezza, dell’emergenza casa, della cultura. Ma Nardella insegue la ‘ruspa’ di Salvini, licenzia il decreto sulle piazze sicure, vuole un centro per il rimpatrio dei migranti, porta avanti politiche sulla casa lontanissime da noi. Siamo su due piani differenti, distanti, ed è difficile, se non impossibile, costruire cosi’ un terreno comune”.

 

Pubblicato venerdì, 14 settembre 2018 alle 13:22

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