L’emergenza abitativa non si combatte vendendo le case, ma aumentando le risorse economiche e finanziando interventi di manutenzione e di costruzione di nuovi alloggi popolari.

Piano casa, Grassi: “Vendere 1.249 alloggi impoverirà il patrimonio Erp”

Manca la garanzia che ad ogni alloggio venduto e corrisponderà uno costruito ex novo. Perché vendere per sopperire all’obbligo di manutenzione che il Comune dovrebbe fare con fondi propri?
“Il piano casa fiorentino in base alle legge regionale 5/2014, prevede la messa in vendita di 1.249 gli alloggi Erp – afferma il capogruppo di Firenze riparte a sinistra, Tommaso Grassi – troppi per un piano quinquennale e che si tradurrà in un drastico rimpoverimento del patrimonio erp, in quanto il ricavato delle vendite sarà interamente reinvestito sul patrimonio Erp attraverso operazioni di manutenzioni e riqualificazione energetica.””Se siamo d’accordo sul vendere le case altamente degradate, su cui non abbiamo alcuna possibilità di assegnazione se non a costi elevati, oppure quegli alloggi di proprietà di Palazzo Vecchio ma che hanno sede fuori dal Comune e che gli assegnatari vengono decisi dai Comuni su cui hanno sede, dall’altra parte c’è una questione di principio sulla vendita degli alloggi,visto che questa proposta andrà ad intaccare il numero totale delle case Erp. Lo intaccherà perché nel piano non c’è chiarezza: secondo quanto affermato da Nardella e quanto riportato tuttora nella delibera nonostante una flebile modifica proposta dal PD, il ricavato sarà destinato alla manutenzione di altri alloggi, ma sull’acquisto di nuovi alloggi il piano è lacunoso”.Secondo l’esponente di Sel, infatti, la “manutenzione dovrebbe avvenire con risorse comunali, messe a bilancio, le vendite invece dovrebbero essere limitate nel numero e finalizzate all’incremento numerico del patrimonio popolare pubblico. Se da una parte 1.249 in 5 anni ci sembrano assolutamente troppi, perché andrebbero ad impoverire il patrimonio pubblico, dall’altra vorremmo che si rispettasse un rapporto basilare: ad ogni alloggio venduto dovrebbe corrispondere uno costruito ex novo. Solo in questa maniera il piano avrebbe un senso”. Un conto, secondo Grassi, è vendere alloggi in condomini misti dove il Comune, non essendo proprietario dello stabile è costretto a spendere in opere di manutenzione (“come il rifacimento delle facciate di lusso”), e con il ricavato costruire nei vari contenitori cittadini, “un altro è non avere questa garanzia. Nardella nel suo programma di mandato ha parlato di un piano per le nuove costruzioni da 750 alloggi, ma per adesso non c’è nulla nero su bianco”.Questo per quel che riguarda le riserve sul piano politico. Perplessità che si ampliano per quel che riguarda la gestione del piano vendite. La legge regionale 5/2014 affida il compito a Casa spa, “però visto che di Casa spa non ci fidiamo, visto che è riuscita in capolavori come la restaurazione di un appartamento comunale in via Carlo del Prete da 56 metri quadrati spendendo 90.000 euro, riteniamo che il Comune avrebbe dovuto fare un regolamento molto più specifico e pregnante”. Secondo Grassi, infatti, che parte con la girandola degli esempi, “la stima dell’immobile la farà Casa spa, che l’inquilino voglia acquistare oppure no: ma la stima, chi la paga?” Inoltre, continua Grassi, “il Comune prevede un trasferimento in altri alloggi nel caso l’inquilino non si avvalga della prelazione sull’immobile popolare messo in vendita. In quel caso come viene gestita l’operazione, quali sono le clausole nelle famiglie di anziani o con disabili? Così come c’è incertezza sulla possibile prelazione da parte di un parente dell’inquilino”.

“Per tutti questi motivi abbiamo presentato numerose proposte di emendamento che potessero apportare modifiche e sopperire alle lacune che avevamo individuato: a partire dalla definizione di percentuali precise tra quanto dell’incasso dalle vendite degli alloggi destinare alla manutenzione degli appartamenti sfitti perchè carenti di manutenzione (quelli necessari di interventi da 25 a 30mila euro) e quanto all’incremento numerico del patrimonio erp, fino ad arrivare alla definizione di un regolamento o disciplinare che definisse con precisione modalità gestionali e operative per le numerose procedure necessarie per le alienazioni. Si pensi per esempio, su questo ultimo punto, a come verranno gestite le procedure di vendita degli alloggi sottoutilizzati o quando sara deciso di vendere gli alloggi a terzi: a chi? con quali procedure? con quali requisiti? senza regole si potrebbe ipotizzare che gli alloggi erp potrebbero essere alienati a società o a familiari che hanno gia proprietà immobiliari o redditi alti. Questa è davvero la direzione che il Comune vuol perseguire?”

Pubblicato lunedì, 28 Luglio 2014 alle 12:15