Il Comune decide che le utenze del Nuovo Teatro le pagherà la Fondazione del Maggio. Complimenti per la scelta.

Maggio musicale, Grassi e Verdi: “Il Sovrintendente Bianchi afferma che non c’è personale adatto a mantenere il Nuovo Teatro”
La Giunta approva un piano inesistente e scarica ogni onere economico sulla Fondazione

“Una nuova tegola si scaglia sulla Fondazione del Maggio musicale fiorentino, oggi si scopre che la giunta di Nardella ha deliberato che la gestione del Nuovo Teatro dell’Opera sarà fatta pesare sulle casse del Maggio”. La notizia arriva dal Consigliere comunale Tommaso Grassi e dalla Consigliera Donella Verdi del gruppo consiliare di Palazzo Vecchio Firenze riparte a Sinistra. La decisione si inserisce in una situazione sempre più complicata. “La vicenda dei 53 licenziamenti, ancora senza soluzione, la mancata garanzia sul futuro del trasferimento dei lavoratori alla società Ales – incalzano i consiglieri – lo stralcio da parte delle banche del debito dell’ente lirico su cui si addensano misteri e critiche, e la nuova assunzione di un nuovo dirigente con uno stipendio da 70.000 euro annui, non bastavano?”

E non è finita qui. “La delibera comunale non dà nessuna indicazione di come la cifra concordata sia in grado di far fronte alle spese del Nuovo Teatro, se si considera la grandezza, gli ampi spazi e la forte dispersione che la nuova struttura ha rispetto al vecchio immobile. Peraltro le motivazioni addotte dalla procedura d’urgenza con cui il Comune si procurerà gli appalti è ridicola. Manca il personale della Fondazione capace di far ciò. Visto che per la manutenzione degli impianti di scena è necessario usare personale delle ditte che lo hanno installato, data l’impossibilità di formare i dipendenti già in forza del Maggio”.

“Sorprende poi che il Comune di fronte alla mancanza di un atto di concessione e ad una prospettiva chiara sul futuro della gestione del Nuovo Teatro decida – concludono i consiglieri Grassi e Verdi – di ridurre il contributo annuale sul totale di 4,5 milioni di euro per le spese di gestione. Così si mette, ancora di più, in crisi la Fondazione. Sappiamo bene che una ulteriore riduzione di liquidità avrà effettivi disastrosi. Non è un mistero che i fondi comunali, anticipati spesso all’inizio dell’anno, siano serviti più volte a pagare gli stipendi e i fornitori in assenza dell’arrivo dei fondi da parte degli altri soci”.

Pubblicato martedì, 20 Gennaio 2015 alle 17:33