Guide turistiche, Grassi: “Il decreto Franceschini mette a rischio la professionalità e la tutela del patrimonio fiorentino. Il Comune non rimanga mero osservatore”. “Il Consiglio comunale chieda che si fermi il decreto e si riconosca come ‘sito unico’ il centro storico fiorentino”.

Questo l’intervento del consigliere Tommaso Grassi

“Il Consiglio comunale di Firenze si schieri compatto a difesa della professionalità delle guide turistiche abilitate nell’ambito fiorentino e così tuteli la storia e il patrimonio della nostra città, perché le competenze delle guide turistiche abilitate si identificano con il patrimonio stesso. E’ infatti in corso un attacco dal livello nazionale che, col Decreto Franceschini, già firmato dal Ministro e adesso all’analisi della Corte dei Conti, dietro all’apparente obbligo di applicazione di regole europee, permette agli stranieri di poter venire a esercitare la professione di guida in Italia, salvo in alcuni siti per i quali sarebbe necessario un’abilitazione specializzata: ma visto che l’elenco dei siti riconosciuti non è stata ancora emanata e nel decreto vi è una norma transitoria che non mette freni alla libera circolazione e attività delle guide anche straniere, il risultato se entrasse in vigore il decreto, sarebbe un vero e proprio tzunami.
L’assessore Bettarini che sappiamo sensibile al tema e che in aula, rispondendo ad una nostra interrogazione, ha espresso il suo impegno per trovare una soluzione nel più breve tempo possibile, sappia che può contare sull’appoggio nostro e ci auguriamo di tutto il Consiglio. Per questo proporremo alla conferenza dei capogruppo una mozione da sottoscrivere all’unanimità e da approvare con il maggior consenso possibile nella prossima seduta consiliare che, prendendo posizione a favore della tutela delle nostre guide e del nostro patrimonio, che a Firenze rappresenta il 10% del totale italiano, chieda al Governo quantomeno di sospendere e di riflettere attentamente sulla linea intrapresa e quantomeno di cassare la norma transitoria e di attendere la definizione dei siti speciali prima di far entrare in vigore la nuova normativa e, dall’altra parte, di chiedere al Ministero e alla Regione il riconoscimento di un unico sito d’interesse coincidente con il centro storico di Firenze, da tutelare con le sole guide specializzate, abilitate ai sensi della normativa regionale.
Sorprende e dispiace che le buone intenzioni politiche dell’amministrazione si siano fermate davanti alle prime problematiche fatte presenti dal Ministero rispetto alla filosofia della normativa nazionale e alle norme europee che vorrebbero in questo campo la massima liberalizzazione della circolazione e mobilità delle guide, quando invece le competenze delle guide sono per loro natura identificate con il patrimonio stesso. Va trovata a breve una soluzione che non permetta domani di trovarsi con una situazione senza controllo, con le nostre guide specializzate disoccupate e il patrimonio ostaggio di ciceroni stranieri senza competenze al soldo dei T.O. d’Oltralpe: venga coinvolta anche la Regione Toscana che ha in questo fine mandato in discussione un testo sul turismo, nel quale potrebbe essere inserito il recepimento preliminare della normativa nazionale, un vero e proprio riconoscimento della specificità delle aree turistiche della Toscana.
Troviamo che si sia persa un’occasione di far presente quanto espresso finora, in occasione dell’incontro a Firenze tra il Sindaco Nardella e il Ministro Franceschini, che ha comunque avuto modo di ascoltare le rimostranze delle guide, le quali non hanno potuto certo contare su un appoggio esplicito dell’amministrazione comunale. Ecco che abbiamo trovato alquanto inappropriata la nota del Ministero dei Beni Culturali che, seppur precisando le parole del Ministro, ha fatto comunque presente che come gli stranieri possono venire a fare le guide in Italia, così gli italiani possono esercitare la loro professione all’estero: a noi sembra un invito neppure tanto celato a recarsi in Paesi come la Slovenia, citato nell’incontro dallo stesso Franceschini, per svolgere la propria attività di guida turistica, un invito a emigrare per svolgere un’attività senza competenze, perché le guide abilitate in Italia non hanno competenze sul patrimonio di altri Paesi Europei. Senza voler togliere nulla al patrimonio della Slovenia crediamo che questa battaglia non sia la difesa di una delle tante caste del nostro Paese quanto la difesa del nostro patrimonio, della nostra città e della nostra storia che merita di essere presentata ai turisti da chi sa e ha studiato e non da guide improvvisate o formatesi su bignami della cultura”.

Pubblicato giovedì, 19 Marzo 2015 alle 17:01