Grassi: “Scontrini di Renzi coperti dall’indagine? Menzogne da Palazzo Vecchio?”

“Palazzo Vecchio mente sulla riservatezza degli scontrini di Renzi”. Lapidario e durissimo esordisce così Tommaso Grassi, capogruppo di Firenze riparte a Sinistra con Sel, Fas e Prc. Perché, spiega, “la riservatezza della Corte dei Conti non si applica ai Consiglieri comunali. Io ho chiesto solo quanto mi spetta: l’accesso agli atti”. La stoccata di Grassi arriva dopo che il consigliere di sinistra ha appreso, da una nota del Comune diffusa oggi, “che l’amministrazione ‘ribadisce che alcuni atti non saranno resi disponibili – per motivi di riservatezza – fino al termine della indagine da parte della Corte dei Conti, così come concordato con la Procura della stessa magistratura contabile’. Siamo sorpresi in quanto, anche la Corte dei Conti sul tema negli scorsi giorni, ci ha confermato che la riservatezza degli atti non si può ritenere automaticamente estesa ai Consiglieri comunali. Consiglieri che comunque, a norma dell’art. 43 del Tuel, sono tenuti già alla riservatezza”.
“Ed in ogni caso – rincara Grassi – la produzione di questi atti non può avere alcun effetto negativo sulla tutela dell’ordine pubblico cui fa riferimento l’art. 24 c.5 lett. c)”. Grassi ricorda poi che alcune sentenze del Tar, non appellate, hanno “negato l’estensibilità dell’esclusione del diritto d’accesso per riservatezza delle indagini”.
“Quello che sarebbe stato necessario trattare rispettosi dei motivi di riservatezza – conclude – non sono tanto i documenti, scontrini e fatture, che sono atti dell’Amministrazione comunale accessibili dai Consiglieri, quanto piuttosto le notizie inerenti l’azione della Corte dei Conti e lo stato d’avanzamento delle stesse”. In fin dei conti, anche oggi “con la nota stampa pubblicata sul sito del Comune e ancor prima con il contenuto della lettera, non riservata, a firma del direttore generale del Comune di Firenze” la presunta riservatezza “non è stata certo infranta da me”.

Pubblicato giovedì, 12 Novembre 2015 alle 19:44