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Donella Verdi (Frs-SI): “Aborto farmacologico anche negli ambulatori”

“In pochi giorni la petizione ha già raccolto oltre 6.000 firme”

“In occasione della giornata mondiale per la depenalizzazione dell’aborto, contro le morti per aborto clandestino che si celebra il 28 settembre, una serie di associazioni tra cui AMICA, Luca Coscioni, AIED, Libere Tutte, hanno promosso una petizione da inviare alla Ministra Lorenzin per allinearsi alle buone pratiche dei paesi europei in materia di aborto farmacologico anche negli ambulatori.
In pochi giorni – sottolinea la consigliera di Firenze Riparte a Sinistra-Sinistra Italiana Donella Verdi – sono state già raccolte oltre 6.000 firme.
Purtroppo le donne in Italia ricorrono all’aborto farmacologico soltanto per il 15% e non perché le donne non vogliano ricorrere a questa metodologia ma perché l’accesso all’aborto farmacologico è ostacolato dalle modalità di ricovero dettate dal Ministero della Salute. Nel nostro paese sono previsti 3 giorni di ricovero, mentre per quella chirurgica è sufficiente mezza giornata e questo è inspiegabile perché è scientificamente dimostrato che questa metodologia è sicura per le donne oltreché meno dispendiosa per lo Stato.
Nella maggior parte dei Paesi europei i farmaci per la IVG vengono somministrati in regime ambulatoriale, in strutture come i nostri consultori e dai medici di medicina generale appositamente formati.
Solo in Toscana, Emilia Romagna e Lazio è stato adottato il regime del day hospital.
La stessa Legge 194 pur datata ma lungimirante raccomanda all’art. 15 “la promozione delle tecniche più moderne, più rispettose e dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza”.
Decenni di sperimentazione hanno dimostrato che la procedura farmacologia è sicura e andrebbe fatta conoscere e consigliata come alternativa a quella chirurgica. Non esiste alcun dato che giustifichi il ricovero ospedaliero.
Ciò consentirebbe un risparmio notevole di risorse che potrebbero essere impiegate per il potenziamento e la diffusione dei consultori e per la prevenzione attraverso la promozione della contraccezione e anche a rendere meno influente l’obiezione di coscienza che nel nostro Paese raggiunge punte fino al 90% e a ridurre il ricorso all’aborto clandestino.
Ma – conclude la consigliera Donella Verdi – soprattutto perché l’aborto torni nelle mani delle donne e sia assicurato loro il diritto e la libertà di scegliere”.

Pubblicato lunedì, 25 Settembre 2017 alle 15:29