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Codice rosa e legge di stabilità, l’intervento della consigliera Donella Verdi (FraS)

“Tra le maglie della Legge di stabilità, attraverso l’introduzione di un percorso rigido del Codice Rosa nei pronto soccorso ospedalieri per le donne che hanno subito violenza, si cancella, di fatto, il supporto psicologico, apportato in questi anni, dai centri Antiviolenza.
Si introduce, per la donna , un percorso obbligatorio senza poter decidere autonomamente come uscire dalla violenza e che rischia, a differenza di quanto si vorrebbe, di rigettare ancora di più nel sommerso, la violenza maschile sulle donne.
Le donne si trovano davanti la polizia giudiziaria ancor prima di poter parlare con chi opera quotidianamente su questi temi e con operatori che possano aiutarle e sostenerle anche sotto il profilo psicologico.
Le donne che hanno subito violenza hanno bisogno di percorsi individuali di ascolto, pazienza e rispetto e non possono essere assimilate genericamente alle fasce “deboli e vulnerabili”.
L’azione giudiziaria, da sola, non garantisce la sicurezza delle donne e i problemi che devono affrontare come ad esempio quando ci sono figli e se non trovano un sostegno concreto come un lavoro o la casa.
La Convenzione di Istanbul prevede per le donne che hanno subito maltrattamenti azioni integrate e coordinate sui territori tra le articolazioni dello Stato e i centri antiviolenza.
Così invece, la violenza maschile contro le donne diventa un problema sanitario e di ordine pubblico anziché una questione sociale e culturale da risolvere.
Una cosa, però, poteva essere fatta, trattandosi di Legge di stabilità, e cioè investire risorse per i centri antiviolenza e diffonderne la presenza su tutto il territorio nazionale. Questo sarebbe stato un atto concreto per contrastare la violenza senza ledere la volontà e la libertà delle donne”.

Pubblicato lunedì, 21 Dicembre 2015 alle 16:00